Affrontare l’acufene si può

pfadmin 4 dicembre 2014 0
Affrontare l’acufene si può

Negli ambulatori audiologici, otorinolaringoiatrici, neurologici e anche nello studio del medico di famiglia quasi ogni giorno si presentano pazienti con un disturbo chiamato “ronzio all’orecchio” e da noi specialisti definito acufene o tinnitus.
Si tratta della percezione di un suono da parte della persona in assenza di una stimolazione sonora proveniente dall’ambiente.
Da chiarire che non si tratta di una allucinazione uditiva.
Talvolta, l’individuo che è affetto da un acufene, porta insieme a questo disturbo un altro sintomo costituito da una sordità e a cui, spesso, si associano stati d’ansia.
In altri casi, invece, l’udito è normale e l’acufene appare alla prima e più superficiale valutazione come “isolato”.
Vi è una prevalenza del sintomo nell’età medio-avanzata; si stima che in Europa il 10% della popolazione ne sia affetto cronicamente.
Almeno il 4-5% della popolazione ha avuto almeno una volta questo tipo di fastidio in modo transitorio e con successiva completa regressione.
La diagnosi audiologica è clinica e strumentale. Dopo la visita audiologica, la diagnosi completa si avvale dell’impiego di varie metodiche strumentali: differenti tipi di esami dell’udito, talvolta anche dell’equilibrio e di esami neurologici. Può esserci un ulteriore completamento dell’iter diagnostico con indagine elettrofisiologica (Potenziali Evocati Uditivi tronco-encefalici) e radiologica (Tac, Rmn, PET).
Dopo questi vari livelli di diagnosi, si ha una percentuale di oltre il 60% di casi esenti da malattie organiche dell’orecchio o con sede nel sistema nervoso centrale o periferico.
Nell’immediato, la persona informata sull’assenza di una lesione o malattia in atto responsabile degli acufeni si sente più serena e in parte sollevata. Questo stato di tranquillità iniziale non risulta, a volte, permanente, poiché l’acufene crea un disagio cronico sull’andamento di tutta la persona con conseguenze e ricadute sui vari Funzionamenti che vengono riportate ai successivi controlli audiologici.
Il paziente può lamentare una cefalea prima assente o non disturbante; una difficoltà nell’addormentarsi con un sonno alterato nella sua qualità e quantità; difficoltà nell’applicarsi nelle consuete attività lavorative; un aumento dell’ansia e a volte di sintomi depressivi riferiti dal paziente stesso o dai familiari.
L’ambiente culturale generale, compresa la rete internet e la disinformazione a livello anche sanitario, tendono spesso ad un notevole pessimismo circa la possibilità di porre rimedio al disturbo, e negatività sulla relazione di aiuto possibile. Il tutto precipita spesso la persona in uno stato di sofferenza psicologica sulla quale è possibile e doveroso intervenire.
In una percentuale di casi, inferiori, comunque, al 40%, si può, con una discreta sicurezza, individuare una causa, sufficientemente certa, alla base della comparsa all’acufene. Può consistere in pregressi traumi acustici acuti o cronici; traumi cranici e/o cervicali; patologie dell’orecchio medio, della coclea o del nervo acustico, malattie virali; anomalie circolatorie, masse espansive cerebrali, malattie demielinizzanti; uso di farmaci ototossici (chinino, salicilati, antitubercolari, antibiotici, antitumorali).
Esistono, inoltre, acufeni che trovano la loro genesi supposta in contrazioni dei muscoli cervicali e masticatori: recenti sperimentazioni li hanno indotti in maniera transitoria, testimoniandone questa modalità di insorgenza.
Valgono anche per questi pazienti, con diagnosi di malattia, le medesime considerazioni, fatte circa il sostegno da assicurare loro, al di là della terapia medica o chirurgica necessaria e insostituibile come primum movens.
Tutti i fattori considerati richiamano ad un andamento della persona in una modalità di stress cronico ed è questo che, in ultima analisi, va preso in considerazione nell’integrazione dei vari interventi clinici.

Considerazioni e raccomandazioni per i terapeuti nelle specifiche professionalità
Il tinnito è fenomeno molto complicato che, lungi dall’essere considerato, come nel passato, un fenomeno unicamente di natura periferica (sede di lesione nell’orecchio, sulla via acustica) è, invece, un disturbo da considerare multifattoriale, condizionato da danni organici strutturali e non, comprendente anche l’interessamento di zone molto diverse del sistema nervoso centrale e periferico.
Risulta, pertanto, necessario un approccio multidisciplinare al problema, con una conseguente attenzione alla persona nella sua globalità, nella sua interezza, con una cura che valuti i vari aspetti clinici e psicologici, ed una terapia che di conseguenza non potrà che essere personalizzata e unica.
Quando l’acufene dipende da un alterato funzionamento del sistema uditivo, in una o più delle sue componenti, può accompagnarsi anche ad un interessamento, con relativa attivazione delle zone sottocorticali extra-uditive, del circuito limbico, con un effetto finale nella disabilità “allargata”, lamentata dal soggetto colpito: i funzionamenti collegati al tono dell’umore risultano alterati.
L’intensità dell’acufene percepita sembra poter essere correlata all’attività del sistema limbico; pertanto, si comprende come gli stati d’ansia determinino a loro volta, in un corto circuito, un aumento della intensità percepita dell’acufene.
L’acufene, oltre che rappresentare la percezione di un suono in assenza di una stimolazione sonora, può accompagnarsi a fenomeni di alterata percezione uditiva. In particolare può essere presente la percezione distorta dell’altezza di alcuni suoni, responsabile di una anomala qualità del contenuto verbale in entrata.
Ciò che “muove” l’acufene sembrerebbe un qualcosa che determina nel sistema nervoso (periferico o centrale) un segnale anomalo, aberrante, responsabile di una errata percezione sonora. La causa iniziale non sembrerebbe sufficiente a far insorgere la successiva “illusione di una percezione uditiva”. Il tutto avverrebbe, infatti, per conseguenti fenomeni di insufficiente plasticità neuronale, correlabile anche a stati ansiosi nella loro cronicizzazione.
Pertanto, l’acufene si svilupperebbe per una particolare risposta del Sistema Nervoso Centrale ad una disfunzione centrale o periferica, con una successiva riorganizzazione incompleta e disfunzionale.
In considerazione di tutto questo, si è provveduto alla messa a punto di un protocollo d’intervento che va a considerare tutta la persona sia in fase diagnostica che di cura e riabilitazione al suo benessere.
Ciò avviene integrando la disciplina medica audiologica con gli apporti della psicologia Funzionale Corporea che interviene sui Funzionamenti Psicocorporei in modo integrato: assume per questi il paradigma dell’ammalarsi collegato al perdurare di uno stress.
La procedura d’intervento sperimentata interviene direttamente su tutti i processi psicofisiologici e indirettamente attraverso tecniche di gestione del sintomo.

 

Dr. Oscar Bernardi
Audiologo e Psicoterapeuta Funzionale

 

 


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