INTERVISTA A RITA PINETTI: ATTIVITA’ DI MEDIAZIONE CON LE COPPIE

pfadmin 11 febbraio 2018 0
INTERVISTA A RITA PINETTI: ATTIVITA’ DI MEDIAZIONE CON LE COPPIE

INTERVISTA A RITA PINETTI: ATTIVITA’ DI  MEDIAZIONE CON LE COPPIE
a cura di Cristina Carlomagno

C: In che cosa consiste l’attività di mediazione, di cui ti occupi?

R: Si tratta di un percorso di consulenza alle coppie che sono in fase di separazione/divorzio. L’obiettivo principale è aiutare la coppia a superare/gestire il conflitto, ovvero “separare” la “coppia affettiva” da quella “genitoriale” per riuscire a compiere delle scelte condivise sopratutto in merito alla gestione dei figli (definire la forma di affidamento migliore per la famiglia, le modalità di frequentazione genitori-figli, i tempi di vita comuni, ecc.. ).

La consulenza ha lo scopo di riuscire a trovare un accordo interno tra le “parti” evitando di arrivare allo scontro per vie legali e dover delegare le scelte relative alla famiglia ad una persona terza, ovvero il giudice. La consapevolezza e le capacità acquisite nel percorso sono risorse fondamentali per poter superare, anche nel futuro, i momenti di conflitto e fare scelte condivise per il bene dei figli.

Il lavoro essenziale consiste nel riportare la coppia genitoriale a focalizzarsi e percepire i bisogni dei figli, che spesso rimangono sullo sfondo rispetto al risentimento, alla rabbia e alla delusione per il fallimento del progetto di coppia e famiglia. Il mediatore ha dunque da identificarsi con i figli e riportare questa presenza al centro della coppia.

L’utenza può essere rappresentata sia da coppie già separate che hanno difficoltà nella gestione della famiglia, sia da coppie che si stanno separando nel momento attuale.

 

C: Dove svolgi questa attività e attraverso quali canali si rivolgono a te le coppie?

R: vedo le coppie al Centro di Psicoterapia Funzionale dove svolgo anche l’attività clinica;  alcuni invii arrivano dalla rete dei colleghi, altri dagli avvocati con cui collaboro come consulente di parte.

 

C: Quanti incontri prevede questo tipo di consulenza e quali strumenti utilizzi?

R: Di solito il percorso di mediazione prevede dai 10 ai 20 incontri con cadenza quindicinale, la frequenza può essere più ravvicinata se la situazione lo richiede. Si usano gli strumenti impiegati nelle consulenze di coppia,in particolare il colloquio clinico, approfondimenti testistici, il disegno etc.

 

C: Quali sono le conoscenze e le competenze necessarie che hai maturato per poter svolgere l’attività di mediazione?

R: La mia competenza come mediatore nasce dall’integrazione di due livelli di formazione: clinico-funzionale e  formazione in psicologia giuridica (nell’ambito della separazione/affido). Ma per poter svolgere efficacemente questo lavoro sono necessarie anche alcune capacità: di tenuta, di fermare e  dare il limite, dare percezioni di realtà, molta direttività e capacità organizzativa e progettuale relativa ai cambiamenti nell’organizzazione familiare.

 

C: Quali sono state esperienze che ti hanno dato soddisfazione?

R: la soddisfazione c’è ogni volta che si riesce a trovare un accordo e delle scelte condivise tra gli ex coniugi, ogni volta che il riconoscimento del valore dell’altro e il rispetto reciproco prevalgono sullo scontro e sulla negatività.

Ricordo in particolare una coppia in via di separazione con un figlio di sette anni: concluso il percorso entrambi singolarmente mi hanno mandato un messaggio per ringraziarmi e i toni e le parole erano molto simili, come se fossero stati scritti insieme, all’unisono….

 

C: in questa attività che cosa ritrovi di te in ambito professionale, magari anche qualcosa di inatteso?

R: trovo la mia determinazione ma anche il piacere di me nel fare ed il piacere di arrivare all’obiettivo, in cui bisogni veri delle persone in gioco vengono soddisfatti.

C’è anche la fatica: a volte le persone sono “sane”, hanno delle risorse ed è frustrante vedere che si realizzano modalità di manipolazione dei figli, perchè il desiderio di vendetta nei confronti dell’ex coniuge supera la capacità di percepire gli effetti negativi del proprio agire. Per questo, in situazioni ad alto conflitto, è necessario l’essere molto duri e direttivi per riportare le persone su un piano di realtà.

#determinazionecongrazia

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