Riconoscere i sintomi di ansia e paura

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L’ansia e la paura sono emozioni diverse e, in quanto tali, si manifestano attraverso sintomi diversi. I sintomi di ansia e paura sono osservabili nei comportamenti, cognizioni e risposte fisiologiche. Il seguente articolo ha l’obiettivo di soffermarsi sulle differenze che emergono tra la paura e l’ansia e sulle possibili psicopatologie che possono presentarsi quando queste non vengono esperite in modo funzionale.

PAURA E ANSIA: Quali sintomi le differenzia?

La paura e l’ansia sono emozioni legate ad una percezione di minaccia. Entrambe hanno una funzione protettiva e di prevenzione del possibile danno, ma si differenziano sotto diversi aspetti, quali:

  • l’imminenza della minaccia
  • la distanza dalla minaccia percepita
  • la gravità del possibile danno
  • i modelli di risposta
  • i substrati neuroanatomici

La paura entra in gioco quando:

  • lo stressor è specifico, identificabile ed immediato e di conseguenza la minaccia può essere concettualizzata come reale e prevedibile
  • la distanza dalla minaccia è immediata
  • la probabilità che il danno sia grave è elevata
  • le reazioni difensive sono attive con comportamenti di fuga/evasione o congelamento
  • entra in azione l’amigdala centrale e laterale

Non è così invece per quanto riguarda l’ansia. I sintomi che caratterizzano l’ansia sono:

  • una minaccia imprevedibile
  • una distanza lontana
  • una bassa probabilità del danno con una conseguente bassa gravità
  • metodi di coping meno attivi, quali l’evitamento
  • entra in azione l’amigdala estesa

I sintomi tipici della paura e dell’ansia sono radicati in substrati neuro anatomici sovrapposti ma dissociabili in base alla rilevazione della minaccia (prevedibile/imprevedibile). Secondo LeDoux (1990) e Phelps (2006) il rilevamento di una minaccia immediata (paura) è associato all’attivazione dell’amigdala centrale e laterale che invia segnali sia all’ipotalamo che al tronco cerebrale. Al contrario, esperienze di minacce imprevedibili o distanti (ansia) sono associate all’attivazione dell’amigdala estesa.

Grillon et al. (2006) hanno confermato quanto detto sopra; infatti in un loro studio è emerso che le risposte allarmanti e spaventose date dai partecipanti erano decisamente più forti in situazioni in cui il danno era prevedibile (per esempio la comparsa della luce che precede l’inizio di una scossa elettrica), piuttosto che in situazioni in cui il danno era imprevedibile. Piuttosto queste ultime situazioni erano correlate ad un maggior evitamento di quei luoghi in cui si erano verificati shock in precedenza.

Di conseguenza la paura e l’ansia portano a modelli di risposta notevolmente diversi. La paura ha la funzione di mobilitare le risorse per un’azione immediata che promuove la sopravvivenza; anche l’ansia ha la funzione di promuovere la sopravvivenza, ma lo fa anticipando e preparandosi ad una situazione inaspettata e potenzialmente dannosa.

 

Nella tabella 1.1 Sintomi di ansia e paura

  Stressor Distanza Minaccia Probabilità del danno Risposta Substrato neuroanatomico
PAURA Specifico Immediata Reale e prevedibile Alta Fuga/evasione

Congelamento

Amigdala centrale e laterale
ANSIA Aspecifico Lontana Imprevedibile Bassa Evitamento Amigdala estesa

PAURA E ANSIA NELLO SVILUPPO

La paura e l’ansia sono emozioni tipiche dello sviluppo e seguono diverse fasi di maturazione, le stesse che seguono i bambini dalla prima infanzia fino alla tarda adolescenza.

Paura:

0-2 anni —>  forti rumori, presenza di estranei

2-6 anni —> animali, buio, mostri immaginari

6-11 anni —> morte, guerra

Ansia:

0-2 anni —> separazione dal caregiver

7-12 anni—> preoccupazioni indifferenziate

12-18 anni—> preoccupazioni per aspetto fisico e prestazioni

Durante i primi due anni di vita del bambino la paura emerge come conseguenza a forti rumori e alla presenza di estranei. Tra i 2 e i 6 anni, ossia quando il bambino inizia a camminare e a “esplorare il mondo” raggiungendo una minima autonomia, la paura è legata spesso ad alcuni animali, al buio e ai mostri immaginari. Infine, tra i 6 e gli 11 anni, viene espressa la paura di morte e della guerra fino ad arrivare alla paura di stimoli concreti che scemano man mano in adolescenza.

L’ansia entra in gioco nell’infanzia quando c’è la separazione del bambino dal caregiver. Le preoccupazioni indifferenziate sono una caratteristica cognitiva del disturbo d’ansia che sono però poco frequenti nella prima infanzia aumentando poi tra i 7 e i 12 anni. L’ansia  in adolescenza è accompagnata a preoccupazioni per l’aspetto fisico e per le prestazioni (Muris et al. 2000).

Quando ansia e paura diventano un problema?

In generale, quando paura e ansia si verificano al di fuori dello specifico e tipico stadio di sviluppo si è di fronte a una risposta difensiva anormale, con una reazione esagerata di fronte a stressor che normalmente presentano una bassa probabilità di danno.

La paura viene così trasformata in fobia sociale e attacchi di panico; l’ansia in disturbo d’ansia generalizzato, disturbo post traumatico da stress e depressione.

La paura è collegata a specifici pregiudizi visivi, infatti LoBue e DeLoache (2008) hanno dimostrato che tutti i partecipanti allo studio – sia adulti che bambini – sono molto veloci nel direzionare la loro attenzione verso stimoli minacciosi rispetto a quelli non minacciosi. Le persone con disturbi collegati alla paura, tuttavia, dimostrano un’attenzione agli stimoli minacciosi assai maggiore. Infatti Ohman (2008) e Ohman et al. (2001) dimostrano che persone che hanno la fobia, per esempio dei ragni invece che dei serpenti, sono più veloci nel rilevare stimoli fobici (ragni) piuttosto che stimoli non fobici (serpenti).
I disturbi d’ansia sono collegati all’incapacità della persona nel riuscire a distinguere una vera minaccia da una non minaccia, a tal punto da ritenere rischiosi sia segnali di pericolo che di sicurezza. Questo è ciò che viene affermato in uno studio che sostiene che le persone con disturbo d’ansia generalizzato prestano meno attenzione ai segnali di discriminazione così da aumentare di conseguenza una generalizzazione della paura (Lissek et al. 2014). I modelli di risposta associati all’ansia variano notevolmente da quelli associati alla paura, infatti, in uno studio condotto da Mc Teague e Lang (2012), le persone con disturbi d’ansia mostrano un ridotto spavento di fronte a immagini paurose. Inoltre un differente lavoro dimostra che spesso i disturbi legati alla paura precedono quelli legati all’ansia, presupponendo che risposte anomale o anormali alla paura contribuiscono nel tempo all’insorgenza di un disturbo d’ansia (Roest et al. 2017).

CONCLUSIONE

In conclusione il presente articolo si è soffermato sulle molteplici differenziazioni che le emozioni di ansia e paura presentano. Visto che queste emozioni non coinvolgono solo ed esclusivamente un unico sentimento ma bensì una cascata di reazioni, tra cui comportamenti, processi cognitivi ed espressioni emotive, è importante saper distinguere queste risposte e manifestazioni per riuscire intervenire e combattere l’ansia e la paura. A questo fine può essere utile confrontarsi con uno psicoterapeuta.

 

Cos’è la psicoterapia? >> vai all’articolo

 

 GIULIA PROTOPAPA

 

BIBLIOGRAFIA:

Grillon, C., Baas, J. M., Cornwell, B., & Johnson, L. (2006). Context conditioning and behavioral avoidance in a virtual reality environment: Effect of predictability. Biological Psychiatry, 60, 752–759.

LeDoux, J. E. (1990). Fear pathways in the brain: Implications for a theory of the emotional brain. In P. F. Brain, S. Parmigiani, R. J. Blanchard, & D. Mainardi (Eds.), Fear and defense (pp. 163–177). London: Harwood.

Lissek, S., Kaczkurkin, A. N., Rabin, S., Geraci, M., Pine, D. S., & Grillon, C. (2014). Generalized anxiety disorder is associated with overgeneralization of classically conditioned fear. Biological Psychiatry, 75, 909–915.

LoBue, V., & DeLoache, J. S. (2008). Detecting the snake in the grass: Attention to fear-relevant stimuli by adults and young children. Psychological Science, 19, 284–289.

McTeague, L. M., & Lang, P. J. (2012). The anxiety spectrum and the reflex physiology of defense: From circumscribed fear to broad distress. Depression and Anxiety, 29, 264–281.

Muris, P., Merckelbach, H., Gadet, B., & Moulaert, V. (2000). Fears, worries, and scary dreams in 4- to 12-year-old children: Their content, developmental pattern, and origins. Journal of Clinical Child and Adolescent Psychology, 29, 43–52.

Öhman, A. (2008). Fear and anxiety: Overlaps and dissociations. In M. Lewis, J. M. Haviland- Jones, & L. F. Barrett (Eds.), Handbook of emotions (pp. 709–729). New York, NY: Guilford Press.

Öhman, A., Flykt, A., & Esteves, F. (2001). Emotion drives attention: Detecting the snake in the grass. Journal of Experimental Psychology: General, 130, 466–478.

Parsafar, P., & Davis, E. L. (2018). Fear and anxiety. In The Function of Emotions (pp. 9-23). Springer, Cham.

Phelps, E. A. (2006). Emotion and cognition: Insights from studies of the human amygdala. Annual Review of Psychology, 57, 27–53.

Roest, A. M., de Jonge, P., Lim, C. W. W., Stein, D. J., Al-Hamzawi, A., Alonso, J., … Ciutan, M. (2017). Fear and distress disorders as predictors of heart disease: A temporal perspective. Journal of Psychosomatic Research, 96, 67–75.

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