Cause di divorzio: il ruolo della comunicazione

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Fattori di rischio della separazione e del divorzio

Ci sono evidenze del fatto che la sofferenza coniugale e la separazione familiare sono associate a vari rischi riguardanti la salute mentale e fisica, il comportamento dei bambini e la stabilità economica. Il matrimonio ha importanti ripercussioni sulla salute pubblica. Di conseguenza è importante aiutare le coppie a gestire stress, crisi e cambiamenti senza arrivare alla separazione come unica possibilità per ritrovare un equilibrio personale.

Alcuni studi sono stati validati e ci danno una panoramica dei rischi precoci e dei fattori protettivi per gli esiti della situazione coniugale.

Molte coppie, quando decidono di sposarsi, sono felici della loro relazione, si sentono molto connessi e pensano possa durare per sempre (valori positivi). Purtroppo non sempre va così e alcune tra le principali ragioni di divorzio sono che ci sono troppi conflitti, non si sentono più così in sintonia e iniziano a percorrere strade diverse (valori negativi). Noi sappiamo comunque molto poco di come questi fattori influenzino il corso del matrimonio nel tempo.

L’obiettivo di questo articolo è riportare uno studio di Markman del 2010 sugli elementi predittivi di soddisfazione coniugale o divorzio.

Premesse: fattori negativi di interazione e predizione della durata del matrimonio

I risultati di vari studi dicono che:

  • Una comunicazione precoce più efficace è predittiva di maggiore soddisfazione coniugale a 10 anni dallo studio, ma non della possibilità di divorzio.
  • La comunicazione delle mogli è più predittiva di quella dei mariti.
  • La comunicazione non efficace è predittiva solo quando ci sono bassi livelli di quella positiva.

Una comunicazione efficace è basata sul rispetto del punto di vista dell’altro e sulla capacità di esprimere i propri sentimenti in relazione a contesti e fatti specifici. L’obiettivo della comunicazione efficace è l’apertura e il trovare punti d’incontro. Una comunicazione non efficace invece è giudicante e colpevolizzante, tende a generalizzare e a non essere specifica, non esplicita le emozioni che passano così su un piano non verbale. L’obiettivo della comunicazione non efficace è evitare il conflitto o cercare di modificare il comportamento dell’altro, imponendo la propria posizione.

A partire da questi dati, Karney e Bradbury hanno progettato uno studio che mirava a valutare le coppie ogni 6 mesi per quattro anni e hanno scoperto che spesso la comunicazione non efficace iniziale porta un declino della soddisfazione e queste coppie sono più a rischio di divorzio. Ma dove ci sono alti livelli di sentimenti positivi, c’è maggior resilienza.

Huston e colleghi hanno studiato poi 168 coppie per 13 anni testando due modelli dello sviluppo dei problemi matrimoniali rilevanti:

  1. il modello di dinamica duratura che prevede che la comunicazione non efficace che troviamo all’inizio duri nel tempo
  2. il modello di emergenza che afferma che la comunicazione non efficace aumenta nel tempo facendo sì che le coppie riescano sempre meno a gestire la comunicazione.

Studio di Markman del 2010: le radici della crisi matrimoniale

L’obiettivo dello studio di Markman del 2010 era stabilire come la comunicazione efficace e non efficace nelle interazioni prematrimoniali predicesse il divorzio o la soddisfazione matrimoniale. L’autore si è posto l’obiettivo di investigare come i codici di comunicazione cambino in 5 anni di matrimonio e come si collegano tali cambiamenti agli outcome, proponendo anche un test dell’emergente angoscia matrimoniale.

L’ipotesi di Markman era che la comunicazione coniugale fosse associata al divorzio e che l’adattamento durante i primi cinque anni di matrimonio della comunicazione non efficace fosse più predittivo a questo riguardo. Nel suo studio l’autore ha indagato poi le varie traiettorie comunicative (efficaci e non efficaci) come possibili radici della sofferenza coniugale. Ipotizzò che le coppie meno soddisfatte dopo 5 anni di matrimonio mostrassero una comunicazione prematrimoniale meno efficace e il continuo declino di questa nel tempo.

La metodologia prevedeva 208 coppie sposate che avessero avuto una valutazione prematrimoniale, l’età media era di 26 anni e appartenevano a varie nazionalità.

La procedura prevedeva un questionario, un’interazione videoregistrata prima del matrimonio e del corso preparatorio, sei settimane dopo il corso e poi annualmente. Questi incontri duravano 2 ore e le coppie erano pagate dai 40 ai 100 dollari. In tutto l’autore ha raccolto 5 valutazioni dalla data del matrimonio a cinque anni dopo.

Misure:

  • Comunicazione efficace e non efficace osservata tramite videoregistrazioni.
  • Adattamento coniugale tramite un apposito test.
  • Questionario self-report della comunicazione non efficace.

Ciò che emerge da questo studio è che la comunicazione non efficace predicono il divorzio, inoltre, la comunicazione non efficace auto segnalata è strettamente associata con il divorzio.

Invece la comunicazione efficace non sembra correlata significativamente alla qualità del matrimonio. Per quanto riguarda il declino della soddisfazione nonostante la comunicazione fosse efficace, dai dati ottenuti l’autore spiega che il motivo sembra essere che tale comunicazione tende a non evolversi nel tempo.

Un risultato importante che si evince dallo studio delle coppie durante un certo lasso di tempo è che la comunicazione non efficace pian piano erode quella efficace. E questo rafforza la convinzione che coppie che usano prevalentemente questa comunicazione vadano incontro più facilmente a stress. Questa indicazione è molto utile per i trattamenti in quanto indica la necessità di un lavoro sulla comunicazione efficace, che si sviluppi ed evolva nel tempo.

Ricapitolando, la comunicazione non efficace è un forte predittore di disagio coniugale mentre la comunicazione efficace non è altrettanto forte.

 

Bibliografia

Markman, H. J., Rhoades, G. K., Stanley, S. M., Ragan, E. P., & Whitton, S. W. (2010). The premarital communication roots of marital distress and divorce: The first five years of marriage. Journal of Family Psychology, 24(3), 289

 

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Camilla Saccardi

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