Dipendenza da social ai tempi del distanziamento social(e)

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Si tende a pensare che la dipendenza sia rivolta solo a sostanze chimiche, e che le sostanze chimiche provengano solo dall’esterno. In realtà, è proprio il contrario: il nostro cervello produce dei messaggeri chimici autonomamente, in grado di instaurare una dipendenza psicologica anche in assenza di vere e proprie sostanze estranee. La dipendenza da Internet ne è un esempio tanto recente quanto attuale, includendo soprattutto i social network e riguardando ormai il 6% degli adolescenti italiani.

Dipendenza però ci fa pensare alle droghe. Non sarà forse eccessiva come classificazione?

Proviamo allora a fare un’analisi comparata quanto più oggettiva e priva di allarmismi, ricordando sempre che “abuso” non equivale per forza a “dipendenza”.

Secondo il DSM-5, la tossicodipendenza consiste in “una modalità patologica d’uso che conduce a disagio o compromissione clinicamente significativi”. Analogamente, nei casi di dipendenza da Internet e da social network, si tende a trascorrere tanto tempo online da perdere la percezione dei propri bisogni primari, come il sonno e la fame.

Nei casi avanzati, l’unica vera discriminante che traccia una linea netta fra tossicodipendenza e dipendenza da Internet è la compromissione fisica. Questo non è certo irrilevante, ma rischia di farci sottovalutare il problema.

Ma perché è importante parlare di questo adesso?

dipendenza da socialPerché quello a cui tutti abbiamo preso parte durante questa quarantena, un po’ passivamente e un po’ attivamente, è sicuramente una collettiva e al contempo solitaria abbuffata tecnologica.

Questo termine richiama inevitabilmente un altro disturbo, quello da alimentazione incontrollata, con i suoi episodi di abbuffata di cibo. Ecco perché gli esperti hanno preso in prestito il dizionario del comportamento alimentare (binge eating) per applicarlo a quello tecnologico (binge watching).

Come in altri tipi di dipendenza e nei disturbi da alimentazione incontrollata quindi, nella dipendenza da Internet ed in particolare da social network, assistiamo ad un incontrollabile impulso di mettere in atto una determinata azione, e poi ancora, e poi ancora e ancora, e poi ancora, e ancora una volta, e di nuovo… In questo caso, controllare le notifiche, scorrere la bacheca, e ricominciare da capo.

Come nel binge eating, il corpo non agisce più sulla base dei bisogni fisiologici di base, bensì sulla base di vere e proprie compulsioni automatizzate che esulano dalla consapevolezza, impegnando la persona (spesso adolescente) per un tempo eccessivo soprattutto in relazione ad altre attività come lo studio o la vita sociale. Così come nel suo corrispettivo alimentare, l’episodio di abbuffata porta spesso alla perdita di controllo e cognizione del tempo, con conseguente isolamento e alienazione. In caso non sia possibile soddisfare questi impulsi, invece, scatta una sorta di “astinenza psicologica”, dove la frustrazione genera rabbia e sbalzi d’umore.

Per difendere questi comportamenti divenuti così fondamentali, l’adolescente adotta allora delle strategie tipiche proprio dei disturbi alimentari e delle dipendenze, come per esempio mentire o sfruttare le ore notturne per non essere ostacolato.

Ma cos’è che rende il social network ancora più appetibile del network in generale?

binge socialQuell’unica parola che li distingue, appunto: social.

Per quanto possa sembra un rifiuto della società, in realtà la dipendenza da social network è una dipendenza dalla società stessa.

Prerogativa di quelli di messaggistica come WhatsApp o Messenger infatti è quella specie di “dipendenza da notifica”, legata a doppio filo dal fatto che la notifica proviene da persone a cui siamo molto affezionati, come amici o fidanzati.

Prerogativa invece dei social di condivisione come Instagram, Facebook o il nuovissimo Tik Tok, è il rinforzo positivo dato dalla conferma sociale. Ricevere un like indica apprezzamento, conferma ed esistenza nel codice social, che l’adolescente conosce molto bene. È grazie a questa attribuzione condivisa di significato che ogni like andrà a stimolare la produzione di dopamina nei circuiti della ricompensa (gli stessi attivati dal cibo, dal piacere e ahimè anche dalle droghe); tale rilascio di dopamina associato allo schermo acceso su Instagram aumenterà a sua volta la probabilità di ripetere quel comportamento in futuro, generando un circolo vizioso.

Come possono dunque intrecciarsi la pandemia da Covid-19 e la dipendenza da social network?

Durante questo periodo di quarantena, il rischio psicologico di tale “binge social networking” è non solo che queste piattaforme diventino l’unica fonte di autostima e autodeterminazione dei ragazzi, ma anche che lo spettro di emozioni vivibile sia dettato da ciò che vedono scorrere nelle Instagram stories. Per esempio, se tutti i miei contatti postano idilli familiari, la mia famiglia mi sembrerà ancora più noiosa e triste; oppure, se tutti i miei contatti sembrano euforici per il ritorno in società, suppongo di doverlo essere anche io. Questo aumenta l’influenza e la pressione dei pari, limitando un’autentica percezione ed espressione delle emozioni.

Similmente, il rischio sociale è non soltanto quello di crescere una generazione alienata e virtuale, ma anche quello di manipolare facilmente l’informazione e la percezione degli eventi, come nel caso del Covid-19. Durante questa pandemia, è tornato alla ribalta il problema delle fake news, che, diffondendosi soprattutto nei social, possono alterare – a livello più o meno subliminale – la percezione di rischio degli adolescenti. Per esempio, creando il falso mito secondo cui i giovani non si possano ammalare, alimentando l’idea che sia solo qualcosa su cui scherzare, o fomentando complottismi che fanno traballare il loro esame di realtà.

Il rischio bilaterale è dunque che la dipendenza da social favorisca la pandemia, e viceversa che la pandemia favorisca la dipendenza da social, fondendosi in una sorta di “pandemia da social”.

Che fare?

Immaginiamo la rete come un immenso potenziale, che in quanto tale può ancora assumere una connotazione estremamente positiva o estremamente negativa. Possiamo semplificare supponendo che, come sempre, ciò dipenda dall’interazione fra due aspetti: quello ambientale e quello personale.

Come si evince da questa semplificazione, l’adulto che ha ormai sviluppato gli strumenti cognitivi ed esperienziali necessari, è in grado di far fronte anche ad un ambiente fuorviante, ad esempio riconoscendo le fake news e ristabilendo da sé una sana armonia tra vita online e offline al termine dell’isolamento domiciliare.

L’adolescente che invece sta ancora costruendo il proprio spirito critico e il proprio equilibrio, può sicuramente cavarsela in condizioni facilitanti, ma in terreni complessi e scivolosi come questo periodo potrebbe aver bisogno di una guida. Ecco allora che gli adulti più vicini dovranno fungere da strumento supplementare anche per loro. Vediamo come:

  • Favorire il dialogo e l’ascolto: una buona relazione con la figura adulta è importante per prevenire il rischio di dipendenze, mentre divieti e punizioni non sembrano efficaci sul lungo periodo.
  • Stabilire alcune regole in casa, come per esempio orari regolari per condividere insieme i pasti.
  • Inserire piccole variabili alla volta, con l’obiettivo di stimolare la responsabilità intrinseca.
  • Se la dipendenza appare ormai grave, rivolgersi ai servizi di supporto psicologico (sportelli o professionisti privati).

Ma soprattutto, la prima regola d’oro: l’ESEMPIO. Con i genitori sempre incollati allo smartphone, sarà difficile per l’adolescente percepirlo come un comportamento dannoso.

Giulia Lorenzon

 

Sitografia:

https://www.savethechildren.it/blog-notizie/dipendenza-da-internet-bambini-e-adolescenti-4-sintomi-riconoscerla

https://www.tgcom24.mediaset.it/skuola/coronavirus-giovani-e-adolescenti-in-quarantena-i-consigli-dello-psicoterapeuta-a-skuola-net_16484550-202002a.shtml

https://www.adolescienza.it/social-web-tecnologia/bambini-e-adolescenti-bloccati-in-casa-dalle-abbuffate-tecnologiche-alle-serie-no-limits/

https://www.difesapopolo.it/Media/OpenMagazine/Il-giornale-della-settimana/ARTICOLI-IN-ARRIVO/Coronavirus-dipendenza-tecnologica-e-disturbi-alimentari-in-crescita-tra-gli-adolescenti

http://magazine.familyhealth.it/2017/09/27/adolescenti-la-crisi-rientro-insonni-dipendenti-dalla-tecnologia/

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