INTERVENTO INTEGRATO BREVE IN CASI CLINICI CON SINTOMATOLOGIA STRESS CORRELATA

pfadmin 4 novembre 2016 0
INTERVENTO INTEGRATO BREVE IN CASI CLINICI CON SINTOMATOLOGIA STRESS CORRELATA

Intervento integrato breve in casi clinici con sintomatologia stress correlata

Nell’epistemologia del Neo-Funzionalismo , l’ammalarsi della persona è considerato un epilogo, esito sintomatico, dell’instaurato stress cronico. Le alterazioni riportate a singoli sintomi, percepite o meno, rilevate nell’inadeguatezza al trend di vita attuale, implicano un permanere di segnali di allarme (dolore, disagio, insoddisfazione aspecifica) attinente ad uno stato di paura, spesso non riportato direttamente nei sintomi, ma rilevabile nelle reazioni neurovegetative da stress. Nell’attenzione clinica il distress si evidenzia in due modi: l’accumularsi, nella storia evolutiva del paziente, di una serie di eventi che non soddisfano i Bisogni di Base, microtraumi con vissuto epidemico nella loro ripetitività ed intensificazione, oppure a volte la presenza di esperienza traumatica e violenta con una risposta inadeguata dei sintomi psicofisiologici, entrambi riducenti la resilienza, inducendo discontinuità nei fattori protettivi, e un non poter attingere nell’immediato all’integrazione della persona (Filtro Funzionale) per attivare una risposta adeguata. Per il disturbo da stress cronico e per quello post traumatico (DPTS) gli effetti riguardano tutto l’organismo, permanendo lo stato d’allarme nei vari sistemi e nella peculiarità dell’organizzazione del Sé dell’individuo. Alcuni esiti di alterazioni fisiologiche sono sempre presenti, con intensità diverse, localizzazioni diverse (processi infiammatori, alterazioni neurovegetative, disturbi del controllo e della vigilanza, disequilibri emotivi, soglie del dolore, respirazione, termoregolazione, conduttanza, tono muscolare alterato…). La terapia ha da tener conto della persona nella sua complessità, multifattorialità, rivolgendo l’intervento all’individuo e non solo al sintomo, guardando all’ammalarsi come un processo di alterazione delle sue Esperienze di Base. “La terapia non è un’esperienza particolare, […] è un cambiamento che organizza in maniera differente tutte le esperienze, un mutamento nel modo di far esperienza” (Kurtz, 2007). Consegue la necessità di guardare e intervenire sulla persona in modo integrato: non separando mente-corpo (neppure nella tipologia patologica), ma guardandola in tutti i suoi Funzionamenti di fondo (FdF), assumendo tale complessità nella relazione terapeutica; integrando gli interventi specialistici nella visione multifattoriale dell’epistemologia e metodologia Funzionale. L’intervento è adattato alla tipicità della persona nella tecnica usata, laddove il terapeuta interviene come Sé ausiliario negli FdF, mantenendo la direzione del processo terapeutico. Nelle comorbidità e gravità dei FdF alterati si possono attuare interventi mirati per cambiamenti verso una sola direzione terapeutica (“interventi antistress sul sintomo”, brevi), o verso la direzione del cambiamento profondo della persona nel soddisfacimento di tutti i Bisogni di base (psicoterapia integrata). Il processo terapeutico è analogo: nel I° caso è prevedibile ed attuabile un protocollo “commisurabile” a parametri verificabili dei sistemi alterati nel distress. Ma l’integrazione della persona resta obiettivo comune con protocolli differenziati, anche se in fase di sperimentazione, per sintomatologia: artrite reumatoide, disturbi gastroenterici, acufeni, cefalee.

 

Dott. Giuseppe Rizzi, Dott.ssa Debora Trabucchi

Keywords: Neo-Funzionalismo, terapia integrate, processo terapeutico, intervento antistress, tipicità paziente, trauma, Filtro Funzionale

 

Bibliografia

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