Di cosa hanno bisogno i bambini oggi?

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bambini coronavirus

Oggi che hanno capito che cos’è il coronavirus perché glielo abbiamo spiegato, oggi che hanno capito che loro, anche più degli altri, devono stare in casa e lo hanno accettato, oggi che come psicologa e come mamma, raccolgo dai bambini segnali d’insofferenza e mi chiedo qual’ è la priorità a cui rispondere.

Mantenere il passo con gli apprendimenti? verificare che svolgano i compiti comunque assegnati? assicurarsi che le ore davanti ad uno schermo non siano troppe o che continuino a svegliarsi presto al mattino mantenendo ritmi regolari?  sicuramente si! Ma se tutto questo avviene e mio figlio “gira per la casa” non trovando niente da fare perché magari non riesce a concentrarsi; se tutto questo avviene ma in contemporanea lo vedo più aggressivo o facilmente irritabile, chiuso, isolato o “incapace a stare da solo” come se fosse ancora ritornato piccolino? se mio figlio si addormenta più faticosamente o ha del malessere fisico, come male alla pancia o alla testa, cosa mi sta dicendo?

Queste domande orientano la mia risposta su qual’ è il bisogno primario dei bambini in questo momento.

I bambini sono come un bellissimo giardino con molte piante e hanno bisogno di noi, che come abili giardinieri dedichiamo in questo momento un po’ del nostro tempo per coltivare i loro semi di felicità, lasciando seccare le radici dell’ansia e della paura, emozioni che normalmente rispondono allo stato dell’essere umano di minaccia.

Anche “la scuola on-line” diventa un abile giardiniere se non alimenta l’ansia della prestazione che non rende il terreno fertile ma, al contrario, non propenso all’apprendimento. I gesti della quotidianità: il risveglio, lo studio, il collegamento con un insegnante, trovano valore se fatti con un vero sorriso che viene dal sentire “che sono nei pensieri e nel cuore” di qualcun’ altro, dalla vicinanza non solo della connessione, ma dell’“interconnessione”.

Se i bambini possono esprimere nei loro comportamenti lo stato interiore dei genitori, allora è il momento di “guardare al dentro” e chiedersi “io come sto?”, certi che la risposta non sarà sempre positiva. I segnali di ansia di mio figlio potrebbero essere anche il riflesso della mia ansia e preoccupazione, cosa anche questa normale e fisiologica nelle circostanze in cui ci troviamo, con la nostra salute “sotto minaccia”.

Anche noi adulti siamo dei giardini e possiamo scegliere come spendere le nostre energie, quali delle nostre piante innaffiare. La pianta della rabbia attraverso il conflitto e la sfida?  la pianta della paura “nutrendoci” di notizie, opinioni, immagini?  La gioia, mai come in questo momento, può essere offuscata dall’ombra dell’incertezza sul futuro, dal pensiero “non ce la faccio” o “come farò con il mio lavoro?”, pensieri normali, umani.

Tutti abbiamo dentro di noi anche dei semi di gioia: se ci fermiamo a pensare ad un ricordo felice, anche per un istante, possiamo ricordarla, ritrovarla nelle sensazioni, “innaffiarla”.

È una scelta cercarla, trasmetterla, nella scelta di una canzone, nel cucinare insieme, nella non risposta ad una provocazione che nasce dalla sofferenza non dalla voglia di farci male, nel comunicare il nostro affetto con le parole, o ancora nel fare una telefonata a quel caro di cui si ha nostalgia.

La felicità è una delle emozioni che dura meno in termini di tempo, questo perché se vivessimo sempre nella gioia, che allenta il sistema di controllo, probabilmente saremmo più esposti ai pericoli. Ma se nel nostro cuore è quello che desideriamo per noi e per la nostra famiglia, non smettiamo di ricercarla, di perderla e ritrovarla.

La “semplice gioia” che nasce dalla gratitudine di avere il privilegio di essere padre, madre o un insegnante, di poter ancora abbracciare un altro essere umano e sentirne il profumo, di osservare, anche se da una finestra, che è arrivata la primavera. La gioia di poter preparare del cibo con cura con un messaggio d’ amore. La gioia di avere un corpo sano in questo momento in cui c’è chi soffre ancora di più la malattia. La gioia di poter avere il privilegio di poter respirare da solo ed in autonomia. La gioia di poter mostrare che posso sbagliare e sempre “ricominciare”. La gioia di potermi amare anche quando non sono nella gioia.

Ecco di cosa hanno bisogno i bambini oggi: di avere fiducia che nella sofferenza c’è spazio anche alla gioia!

dr.ssa Cristina Pesce
c.pesce@psicoterapiafunzionale.it

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