La Sindrome di Munchausen per procura: un esempio di relazione tossica fra genitori e figli

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sindrome di Munchausen

Che cos’è la Sindrome di Munchausen per procura?

Per capire che cosa sia la Sindrome di Munchausen per procura, dobbiamo prima definire che cos’è la Sindrome di Munchausen. Il termine “Sindrome di Munchausen” fu coniato da Richard Asher per descrivere i pazienti che falsificavano i loro sintomi, fabbricando prove ad hoc per essere ospedalizzati e ricevere trattamenti ed esami medici (Asher, 1951).

Inizialmente, il nome “Sindrome di Munchausen per procura” è stato usato semplicemente per motivi giornalistici; serviva ad indicare quei bambini che arrivavano in ospedale con sintomi fabbricati da un parente (di solito la madre) e una falsa storia clinica (Meadow, 1977).

Inizialmente questa sindrome identificava un tipo di abuso su minori e non un modello di comportamento parentale. Tuttavia, i primi casi sono stati identificati proprio a causa del tipico comportamento dei genitori di tali bambini, che sembravano essere contenti di ritrovarsi nei reparti pediatrici e formavano relazioni molto strette con i medici e gli infermieri, oltre a sembrare meno preoccupati per la salute dei loro figli di quanto lo fossero i dottori (Meadow, 1982).

Rosenberg (1987) ha dato una definizione della Sindrome di Munchausen per procura, identificando i seguenti punti salienti:

  • Il bambino presenta una malattia simulata e/o indotta da un genitore (o da chi ne fa le veci);
  • Il bambino viene ripetutamente portato a fare esami medici, che possono essere anche invasivi, e che portano spesso ad operazioni;
  • Il genitore nega di sapere quale sia l’origine della malattia del figlio;
  • I sintomi del bambino cessano quando viene separato dal genitore.

Cosa NON è la Sindrome di Munchausen per procura?

La Sindrome di Munchausen non comprende:

  1. Gli abusi fisici non riconosciuti: in questo caso, i genitori non sono contenti di ritrovarsi in un reparto pediatrico, sono evasivi sulle ragioni dei sintomi del figlio e non spendono molto tempo insieme ad esso (Schreier e Libow, 1993);
  2. Il trascurare il proprio figlio: accade quando un genitore non riesce a nutrire adeguatamente il proprio figlio e mente sulla situazione, ma non cerca attenzioni per sé stesso;
  3. I genitori troppo ansiosi: alcuni genitori sono talmente in ansia per la salute del proprio figlio che finiscono per trasmettere al bambino questa preoccupazione, esacerbando ogni piccolo sintomo. Altri, invece, credono di vedere dei sintomi quando non ci sono, per paura, oppure esagerano i sintomi quando parlano con i medici, per cercare di assicurare al figlio una maggiore attenzione o un intervento immediato.
  4. Le madri con disturbo delirante (Rogers, 1992): sono madri che si sono convinte che il loro figlio sia malato o incapace di fare certe cose e non è possibile dissuaderle nemmeno con evidenti prove mediche. Tuttavia, la maggioranza di queste madri non trova gratificazione nella supposta malattia del figlio;
  5. La Sindrome da mascherata (Waller e Eisenberg, 1980): in questo caso, la ragione delle ripetute “malattie” del bambino è da ricercare nel desiderio della madre di mantenere il figlio dipendente da lei, impedendogli di crescere e diventare adulto;
  6. L’isteria per procura: in questo caso, la convinzione del genitore di avere una malattia invalidante si trasmette al figlio, che si convince di averla anche lui;
  7. Il Doctor Shopping (Woollcott et al., 1982): si tratta di quei genitori che richiedono un 11° o 12° consulto da un nuovo dottore; in questo caso, si rischia di procurare un ulteriore disagio inutile al bambino, dovuto alle ripetute procedure di investigazione medica. Tuttavia, i genitori di questi bambini sono davvero preoccupati per la salute del figlio;
  8. Il Mothering to death: letteralmente “fare da madre fino alla morte”, si tratta di “madri che, senza coinvolgere i medici, trattano i loro figli come fossero disabili o malati, confinandoli su un letto o una sedia a rotelle, o fasciandoli con dei bendaggi, fino a che tali bambini muoiono o rimangono permanentemente disabili” (Meadow, 1995, p. 536). Queste madri cercano di mantenere un ruolo di cura ed evitare il contatto con i medici.

sindrome di Munchausen - cosa fare

Cosa fare se si sospetta questa sindrome?

Ci sono tre aspetti da tenere in considerazione per cercare di prevenire i danni causati da questa sindrome:

  1. I modi per identificare segni e sintomi che sono “fabbricati” apposta;
  2. Le azioni da intraprendere quando si sospetta che il genitore sia affetto da questa sindrome;
  3. Le cause di questo comportamento.

Segnali allarmanti

La possibilità che i segni e i sintomi riportati siano appositamente fabbricati deve essere sospettata ogni volta che un bambino:

  • Ha malattie ricorrenti che non possono essere spiegate;
  • Gli esami clinici non sono coerenti con i sintomi riportati (per es., viene riportata una perdita di sangue ma non c’è nessuna emorragia);
  • Ha sintomi molto preoccupanti che i medici non hanno mai visto prima in un quadro clinico;
  • Ha sintomi che non si presentano quando è lontano dal genitore;
  • Ha un genitore che vive con lui all’ospedale e si rifiuta di andarsene anche solo per un momento (questo perché deve tenere sotto controllo la situazione e “fabbricare” nuovi sintomi al bisogno);
  • Ha problemi nel seguire i trattamenti prescritti (ad es., creme che causano irritazione, impossibilità a prendere farmaci per bocca perché causano tutti vomito, ecc.);
  • Ha una malattia molto rara (la Sindrome di Munchausen per procura è meno rara di certe malattie e, a volte, la soluzione più semplice è anche quella giusta);
  • Ha un genitore che si preoccupa per lui meno di quanto facciano medici e infermieri;
  • Presenta convulsioni che non rispondono agli anticonvulsivanti.

Azioni da intraprendere

Se si sospetta che il genitore stia fabbricando i sintomi del figlio è necessario:

  1. Separare il bambino dal genitore, per vedere se i sintomi scompaiono o proseguono;
  2. Controllare tutti i dettagli relativi alla storia del bambino e della famiglia, ma soprattutto al genitore sospettato e al suo lavoro; è infatti molto comune che i genitori che soffrono di questa patologia abbiano una conoscenza di infermieristica e medicina;
  3. Controllare la relazione temporale che sussiste fra i sintomi e la presenza del genitore;
  4. Conservare campioni biologici che il genitore non abbia potuto alterare per ulteriori esami medici;
  5. Controllare l’attendibilità dei sintomi (ad es., che un’irritazione cutanea non venga via con della semplice acqua)
  6. Chiedere un aiuto psicologico per il genitore.
  7. Valutare se il bambino può restare con i genitori o se è necessario separarlo da essi.

Le cause

Secondo Meadow (1982) “sarebbe ingenuo cercare una sola causa per il comportamento lesivo di queste madri” (p. 96). Nel suo articolo, l’autore riporta che alcune madri cercavano di riavvicinarsi al marito; altre sembravano fiorire all’interno dei reparti di pediatria; per altre ancora era una distrazione dai problemi personali e familiari. Alcune madri avevano sofferto in passato degli stessi sintomi che adesso falsificavano per il figlio e altre avevano fallito l’esame per diventare infermiere (in questo caso sembrava una sorta di “rivincita” sul sistema che le aveva escluse, quello ospedaliero); altre ancora soffrivano già di Sindrome di Munchausen e questa si è espansa fino ad inglobare anche il figlio.

In conclusione, la Sindrome di Munchausen per procura non ha un’unica causa specifica, ma è probabilmente causata da un insieme di fattori. Per comprenderla e combatterla è necessario studiarla più a fondo.

Nicole Truzzi

Bibliografia

Asher R. Munchausen’s syndrome. Lancet 1951; i: 339- 41. Cit. in Meadow, R. (1982). Munchausen syndrome by proxy. Archives of disease in childhood57(2), 92-98.

Meadow R. Munchausen syndrome by proxy: the hinterland of child abuse. Lancet 1977; ii: 343-5. Cit. in Meadow, R. (1995). What is, and what is not, ‘Munchausen syndrome by proxy’?. Archives of disease in childhood72(6), 534.

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Rosenberg, D. A. (1987). Web of deceit: A literature review of Munchausen syndrome by proxy. Child Abuse &Neglect,11, 547–563. Cit. in Sheridan, M. S. (2003). The deceit continues: an updated literature review of Munchausen syndrome by proxy. Child abuse & neglect27(4), 431-451.

Schreier HA, Libow JA. Hurting for love, Munchausen by proxy syndrome. New York: Guilford Press, 1993. Cit. in Meadow, R. (1995). What is, and what is not, ‘Munchausen syndrome by proxy’?. Archives of disease in childhood72(6), 534.

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Waller D, Eisenberg L. School refusal in childhood – a psychiatric-paediatric perspective. In: Hersov L, Berg I, eds. Out of school. Chichester: Wiley, 1980: 209-29. Cit. in Meadow, R. (1995). What is, and what is not, ‘Munchausen syndrome by proxy’?. Archives of disease in childhood72(6), 534.

Woollcott P, Aceto T, Rutt C, et al. Doctor shopping with the child as proxy patient: a variant of child abuse. J7Pediatr 1982; 101: 297-301. Cit. in Meadow, R. (1995). What is, and what is not, ‘Munchausen syndrome by proxy’?. Archives of disease in childhood72(6), 534.

 

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