Il disturbo d’ansia: tra depressione e disturbi di personalità

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disturbo d'ansia

 

L’ansia è uno stato psichico di un individuo, prevalentemente cosciente, caratterizzato da una sensazione di intensa preoccupazione o paura, relativa a uno stimolo ambientale specifico; è associato a una mancata risposta di adattamento da parte dell’organismo in una determinata situazione che si esprime sotto forma di stress per l’individuo stesso (DSM-5, 2014). L’ansia implica l’attivazione del sistema nervoso simpatico, che mette in atto una risposta di tipo “combatti, fuggi e congelamento” e genera sensazioni fisiche come palpitazioni, dolori al petto e/o respiro corto, nausea, tremore interno. Essa ha comunque un valore adattivo in quanto ci prepara e ci aiuta a individuare possibili minacce e pericoli futuri. La presenza di un’elevata quantità di ansia e una conseguente compromissione del funzionamento dell’individuo in diverse aree di vita porta alla formazione di un disturbo d’ansia. I disturbi d’ansia hanno un’incidenza due volte maggiore nelle donne rispetto agli uomini. Il disturbo d’ansia generalizzato colpisce il 3% della popolazione entro 1 anno, come ad esempio per il disturbo di panico, mentre il disturbo d’ansia sociale (o fobia sociale) colpisce il 7% della popolazione negli Stati Uniti mentre il 2,3% per la popolazione europea.

Il disurbo d’ansia come disturbo internalizzante

I disturbi d’ansia vengono collocati nei cosiddetti disturbi internalizzanti (o emotivi), che includono disturbi con alti livelli di affettività negativa quali i disturbi depressivi, disturbi ossessivo-compulsivi e correlati, i disturbi da traumi e da stress e i disturbi dissociativi. In questa categoria si presentano anche i disturbi somatici che comprendono i disturbi dell’alimentazione e della nutrizione, i disturbi del sonno e delle disfunzioni sessuali (Krueger, 1999). I disturbi internalizzanti mostrano un’alta comorbidità tra loro, in quanto i vari sintomi sono caratterizzati da una diversa combinazione di aspetti fobici, ansiosi, depressivi e somatici. Il decorso del disturbo internalizzante è caratterizzato da un episodio del disturbo seguito da una remissione, ma con alta probabilità di ricaduta. Per tutti i disturbi internalizzanti sarà sempre necessaria una valutazione dei sintomi ansiosi e depressivi, essendo molto correlati, anche tra di loro.

Comorbidità tra disturbo d’ansia e depressione

L’ansia e la depressione sembrano essere fattori di rischio reciproci. L’ansia tende a iniziare prima rispetto la depressione, spesso si manifesta dall’infanzia e viene seguita dalla depressione in adolescenza. Quando si verifica tale condizione, la sovrapposizione tra i due disturbi in età adulta aumenta drasticamente (Krueger, 1999). In uno studio è emerso che per quanto riguarda la dimensione internalizzante dei disturbi mentali esiste una comorbidità sistematica tra la depressione e i disturbi d’ansia (Carvalho et al., 2014). In particolare, è stato trovato che più di metà di un campione di adulti con diagnosi di depressione maggiore aveva in comobordità un disturbo d’ansia, tra cui il disturbo d’ansia sociale, la fobia, il disturbo di panico, il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo ossessivo-compulsivo e l’agorafobia.

C’è da sottolineare che il disturbo d’ansia sociale e quello di ansia generalizzato avevano preceduto il primo episodio depressivo, quindi erano già presenti. Questo permette di darci un’idea di relazione temporale tra disturbo d’ansia e disturbo depressivo, in quanto, come in quest’ultimo caso, alcuni disturbi d’ansia tendono a essere pre-esistenti all’esordio dell’episodio depressivo, mentre altri come il disturbo di panico e agorafobia hanno maggiore probabilità di emergere successivamente ai sintomi depressivi (Fava et al., 2000).

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Perchè parlare dei disturbi di personalità legati all’ansia?

I tratti di personalità e i disturbi d’ansia sono fortemente in correlazione tra di loro e la presenza di quest’ultimi nella prima infanzia influenza inevitabilmente lo sviluppo della personalità dell’individuo. I disturbi d’ansia possono somigliare a tratti di personalità che perdurano lungo l’arco della vita, ad esempio in alcuni casi di disturbo d’ansia generalizzata, ansia sociale e fobia; in altri casi l’esordio del disturbo avviene come una sorta di malattia, come può essere negli attacchi di panico. Per questo motivo sarebbe bene interrogarsi se i tratti di personalità dell’individuo potrebbero effettivamente rappresentare delle caratteristiche pre-morbose oppure no nell’esordio del disturbo (Brandes & Bienvenu, 2006).

I tratti di personalità rappresentano schemi di pensiero, percezione, reazione e relazione relativamente stabili nel tempo. I disturbi di personalità implicano tratti rigidi e disadattivi, in quanto sono caratterizzati da una modalità pervasiva e persistente di pensiero, percezione, reazione e relazione che causano un disagio significativo o una compromissione funzionale, sia da un punto di vista lavorativo che interpersonale (Zimmerman, 2021). Essi si manifestano in differenti modi, ma si considera che siano causati da una combinazione di fattori genetici e ambientali e con il progredire dell’età, molti tendono a diventare meno gravi.

Disturbi di personalità nel DSM-5

Il DSM-5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) elenca 10 tipi di disturbi di personalità e li raggruppa in 3 cluster (A, B e C). In breve, essi comprendono i seguenti disturbi:

  • Cluster A: disturbo paranoide, schizoide, schizotipico
  • Cluster B: disturbo antisociale, borderline, istrionico e narcisistico
  • Cluster C: disturbo evitante, dipendente e ossessivo compulsivo.

Il disturbo d’ansia sociale e il disturbo evitante di personalità

Da un punto di vista eziologico, il disturbo d’ansia sociale e il disturbo evitante di personalità potrebbero rappresentare differenti espressioni di una stessa vulnerabilità (Isomura et al., 2015).

Il disturbo d’ansia sociale (SAD) ha spesso origine dall’infanzia, ha un decorso cronico ed è associato a deficit significativi. Esso consiste in una condizione di ansia e disagio intensi legati all’essere esposti ad alcune situazioni sociali o prestazionali, in cui vi è la possibilità di essere giudicati dagli altri per paura di mostrarsi imbarazzati, ridicoli o incapaci e di essere quindi umiliati di fronte agli altri. Il disturbo evitante di personalità si caratterizza per l’evitamento di situazioni sociali o interazioni che comportano il rischio di rifiuto, critica, o umiliazione. Le persone con disturbo evitante di personalità hanno intensi sentimenti di inadeguatezza con l’evitamento di eventuali situazioni in cui essi possono essere valutati negativamente. Come è possibile notare, la differenza tra i due disturbi è molto sottile, ma il disturbo evitante di personalità presenta un’ansia e un evitamento maggiormente pervasivi rispetto al disturbo d’ansia sociale, anche se è facile sovrapporli.

Quali sono le differenze?

Diverse ricerche si sono concentrate sul trovare le differenze tra il disturbo evitante di personalità, il disturbo d’ansia sociale e il disturbo schizoide di personalità (Lampe, 2016).  Infatti, un altro disturbo che rientra nella diagnosi differenziale con il disturbo d’ansia e il disturbo evitante di personalità è il disturbo schizoide di personalità, che però si differenzia dagli altri due perché persone con questo disturbo tendono a isolarsi principalmente per distacco e mancanza di interesse nelle relazioni sociali, insieme all’incapacità di creare legami intimi e significativi.

E’ emerso che la maggior parte delle persone con un disturbo evitante di personalità non soddisfano anche i criteri per un disturbo di ansia sociale; i due disturbi sono influenzati da diversi fattori, ad esempio nel primo può contribuire un attaccamento evitante mentre nel secondo influisce la qualità delle esperienze interpersonali. Il disturbo di personalità evitante non rappresenta semplicemente una variante più grave di ansia sociale, ma sono qualitativamente differenti in quanto il disturbo evitante riflette tutti quegli aspetti complessi del funzionamento tipici dei disturbi di personalità quali deficit nelle relazioni interpersonali, nell’identità personale e nell’autostima.

Il disturbo borderline di personalità

Studi sulla psicopatologia suggeriscono che i processi cognitivi nel disturbo borderline di personalità (BPD) e nel disturbo d’ansia sociale sono influenzati negativamente da convinzioni distorte, che emergono direttamente da esperienze interiorizzate relative a relazioni significative (Gutz, Roepke & Bienvenu, 2016). Il disturbo borderline di personalità è caratterizzato da una modalità pervasiva di instabilità e di ipersensibilità nei rapporti interpersonali, instabilità nell’immagine di sé, estreme fluttuazioni dell’umore e impulsività. I pazienti con disturbo borderline di personalità hanno difficoltà nello stare da soli, fanno un grande sforzo per evitare l’abbandono e possono presentare delle crisi, caratterizzate dalla realizzazione di gesti suicidari in una modalità che invita al salvataggio e all’assistenza da altri. In entrambi i disturbi, le esperienze di esclusione sociale e di attaccamento insicuro sono fattori eziologici importanti, in quanto causano credenze su sé stessi come l’essere cattivi o inadeguati e sull’ambiente sociale, il quale viene percepito come potenzialmente minaccioso. Tali convinzioni distorte possono spiegare il funzionamento sociale disadattivo specifico dei disturbi e il conseguente rifiuto sociale.

 Il disturbo istrionico di personalità

Un altro disturbo di personalità appartenente al cluster B, insieme a quello borderline, è il disturbo istrionico di personalità, il quale è caratterizzato da un modello pervasivo di emotività eccessiva e ricerca di attenzione.  Le persone con questo disturbo sono tipicamente caratterizzate come provocanti, manipolatrici, impulsive, affascinanti e a volte eccessivamente seducenti in modo inappropriato con la maggior parte delle persone che incontrano, anche quando non sono sessualmente attratte da loro (French & Shrestha, 2020). Le persone con disturbo istrionico di personalità possono sentirsi sottovalutate o ignorate quando non sono al centro dell’attenzione e per questo possono mostrare aspetti depressivi; possono mostrare emozioni mutevoli e superficiali che altri potrebbero percepire come non sincere ed esagerate. Inoltre, possono essere drammatiche ed estremamente espressive emotivamente, aspetto comune con il disturbo borderline di personalità. I pazienti con disturbo borderline di personalità si considerano cattivi e provano emozioni intense e profonde, mentre quelli con disturbo istrionico di personalità non considerano sé stessi così negativamente, anche se la loro dipendenza dalla reazione degli altri può derivare da una scarsa autostima. Il confine, se esiste, tra questi due disturbi di personalità è molto labile e ancora oggetto di discussione. Concludendo, i pazienti che soffrono di questo disturbo possono essere profondamente sintomatici, in quanto possono sperimentare una disregolazione affettiva in cui spesso manifestano sbalzi d’umore, rabbia, pianto, ansia e depressione. L’aspetto ansioso presente in questo disturbo è leggermente diverso da quelli che abbiamo citato finora, sia come manifestazione che significato. Infatti, oltre la presenza di disturbi somatici, troviamo il disturbo d’ansia da malattia, il quale rappresenta la preoccupazione e la paura di avere o di acquisire una grave malattia, che derivano dall’erronea interpretazione di sintomi fisici non patologici o di normali funzioni corporee (Zimmerman, 2021). I pazienti con disturbo istrionico di personalità possono utilizzare tali sintomi fisici e i vari disturbi per attirare l’attenzione degli altri su di sé.

Camilla Orlandi

Bibliografia

Brandes, M., & Bienvenu, O. J. (2006). Personality and anxiety disorders. Current psychiatry reports, 8(4), 263-269.

Carvalho, H. W. D., Andreoli, S. B., Lara, D. R., Patrick, C. J., Quintana, M. I., Bressan, R. A., Jorge, M. R. (2014). The joint structure of major depression, anxiety disorders, and trait negative affect. Brazilian Journal of Psychiatry, 36, 285-292.

Gutz, L., Roepke, S., & Renneberg, B. (2016). Cognitive and affective processing of social exclusion in borderline personality disorder and social anxiety disorder. Behaviour Research and Therapy87, 70-75.

Isomura, K., Boman, M., Rück, C., Serlachius, E., Larsson, H., Lichtenstein, P., Mataix-Cols, D. (2015). Population-based, multi-generational family clustering study of social anxiety disorder and avoidant personality disorder. Psychological Medicine, 45(8), 1581-1589.

Fava, M., Rankin, M. A., Wright, E. C., Alpert, J. E., Nierenberg, A. A., Pava, J., & Rosenbaum, J. F. (2000). Anxiety disorders in major depression. Comprehensive psychiatry41(2), 97-102.

Krueger, R. F. (1999). The structure of common mental disorders. Archives of general psychiatry, 56(10), 921-926.

Lampe, L. (2016). Avoidant personality disorder as a social anxiety phenotype: risk factors, associations and treatment. Current opinion in psychiatry, 29(1), 64-69.

Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, DSM-5, 2014. Milano, Raffaello Cortina.

Sitografia

French, J. H., & Shrestha, S. (2020). Histrionic personality disorder. StatPearls.

Zimmerman, M. (2021). Panoramica sui disturbi di personalità. Manuale MSD.

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